In preda a crisi mistiche da studio, ho pensato di creare una nuova categoria in cui raccogliere i frutti di cotanto impegno... perchè alla fine la letteratura italiana può essere divertente, soprattutto se ci si concentra su certi autori... come il vulcanico Boccaccio!
Ecco quindi comparire come primo post della categoria una (la VII, 2) tra le novelle del Decameron più curiose è irriverenti. Due parole sul testo e i contenuti: non è facile leggere l'italiano del '300, ma la novella uno sforzo lo merita, anche solo perchè viene raccontata nella giornata di reggenza di Dioneo (il pagliaccio ufficiale in quella comitiva che si rifugia in campagna a causa della peste) che ha l'ardire di proporre come tema dei racconti gli intrighi che le donne sanno mettere in atto per difendere gli amanti... ^^
Non me ne voglia il sig. Boccaccio, ma sarò costretta a tagliuzzare la sua novella... era piuttosto prolisso l'uomo ;)
Racconta Filostrato:
[...]Egli non è ancora guari che in Napoli un povero uomo prese per moglie una bella e vaga giovinetta chiamata Peronella, ed esso con l'arte sua, che era muratore, ed ella filando, guadagnando assai sottilmente, la lor vita reggevano come potevano il meglio.
Avvenne che un giovane de' leggiadri, veggendo un giorno questa Peronella e piacendogli molto, s'innamorò di lei, e tanto in un modo e in uno altro la sollicitò, che con esso lei si dimesticò. E a potere essere insieme presero tra sé questo ordine: che, con ciò fosse cosa che il marito di lei si levasse ogni mattina per tempo per andare a lavorare o a trovar lavorio, che il giovane fosse in parte che uscir lo vedesse fuori; ed essendo la contrada, che Avorio si chiama, molto solitaria, dove stava, uscito lui, egli in casa di lei se n'entrasse; e così molte volte fecero.
Ma pur tra l'altre avvenne una mattina che, essendo il buono uomo fuori uscito, e Giannello Scrignario, ché così aveva nome il giovane, entratogli in casa e standosi con Peronella, dopo alquanto, dove in tutto il dì tornar non soleva, a casa se ne tornò, e trovato l'uscio serrato dentro, picchiò, e dopo il picchiare cominciò seco a dire:
- O Iddio, lodato sia tu sempre; ché, benché tu m'abbi fatto povero, almeno m'hai tu consolato di buona e onesta giovane di moglie. Vedi come ella tosto serrò l'uscio dentro, come io ci uscii, acciò che alcuna persona entrar non ci potesse che noia le desse .
Peronella, sentito il marito, ché al modo del picchiare il conobbe, disse:
- Ohimè, Giannel mio, io son morta, ché ecco il marito mio, che tristo il faccia Iddio, che ci tornò, e non so che questo si voglia dire, ché egli non ci tornò mai più a questa otta; forse che ti vide egli quando tu c'entrasti. Ma, per l'amore di Dio, come che il fatto sia, entra in cotesto doglio (botte, n.d.Miz) che tu vedi costì, e io gli andrò ad aprire, e veggiamo quello che questo vuol dire di tornare stamane così tosto a casa.
Giannello prestamente entrò nel doglio, e Peronella andata all'uscio aprì al marito, e con un malviso disse:
- Ora questa che novella è, che tu così tosto torni a casa stamane? Per quello che mi paia vedere, tu non vuogli oggi far nulla, ché io ti veggio tornare co' ferri tuoi in mano; e, se tu fai così, di che viverem noi? Onde avrem noi del pane? Credi tu che io sofferi che tu m'impegni la gonnelluccia e gli altri miei pannicelli? che non fo il dì e la notte altro che filare, tanto che la carne mi s'è spiccata dall'unghia, per potere almeno aver tanto olio che n'arda la nostra lucerna. Marito, marito, egli non ci ha vicina che non se ne maravigli e che non facci beffe di me di tanta fatica quanta è quella che io duro; e tu mi torni a casa con le mani spenzolate, quando tu dovresti esser a lavorare.
E così detto, incominciò a piagnere [...].
Disse il marito:
- Deh donna, non ti dar malinconia, per Dio; tu dei credere che io conosco chi tu se', e pure stamane me ne sono in parte avveduto. Egli è il vero ch'io andai per lavorare, ma egli mostra che tu nol sappi, come io medesimo nol sapeva: egli è oggi la festa di santo Galeone, e non si lavora, e per ciò mi sono tornato a questa ora a casa; ma io ho nondimeno proveduto e trovato modo che noi avremo del pane per più d'un mese, ché io ho venduto a costui che tu vedi qui con meco il doglio, il quale tu sai che, già è cotanto, ha tenuta la casa impacciata, e dammene cinque gigliati.
Disse allora Peronella:
- E tutto questo è del dolor mio: tu che se' uomo e vai attorno, e dovresti sapere delle cose del mondo, hai venduto un doglio cinque gigliati, il quale io feminella che non fu' mai appena fuor dell'uscio, veggendo lo 'mpaccio che in casa ci dava, l'ho venduto sette ad un buono uomo, il quale, come tu qui tornasti, v'entrò dentro per vedere se saldo era.
Quando il marito udì questo, fu più che contento, e disse a colui che venuto era per esso:
- Buon uomo, vatti con Dio; ché tu odi che mia mogliere l'ha venduto sette, dove tu non me ne davi altro che cinque.
Il buono uomo disse:
- In buona ora sia - ; e andossene.
E Peronella disse al marito:
- Vien su tu, poscia che tu ci se', e vedi con lui insieme i fatti nostri.
Giannello, il quale stava con gli orecchi levati per vedere se di nulla gli bisognasse temere o provvedersi, udite le parole di Peronella, prestamente si gittò fuor del doglio, e quasi niente sentito avesse della tornata del marito, cominciò a dire:
- Dove se', buona donna?
Al quale il marito, che già veniva, disse:
- Eccomi, che domandi tu?
Disse Giannello:
- Qual se' tu? Io vorrei la donna con la quale io feci il mercato di questo doglio.
Disse il buono uomo:
- Fate sicuramente meco, ché io son suo marito.
Disse allora Giannello:
- Il doglio mi par ben saldo, ma egli mi pare che voi ci abbiate tenuta entro feccia, ché egli è tutto impiastricciato di non so che cosa sì secca, che io non ne posso levar con l'unghie, e però nol torrei se io nol vedessi prima netto.
Disse allora Peronella:
- No, per quello non rimarrà il mercato; mio marito il netterà tutto.
E il marito disse:
- Sì bene - ; e posti giù i ferri suoi, e ispogliatosi in camicione, si fece accendere un lume e dare una radimadia, e fuvvi entrato dentro e cominciò a radere. E Peronella, quasi veder volesse ciò che facesse, messo il capo per la bocca del doglio, che molto grande non era, e oltre a questo l'un de'bracci con tutta la spalla, cominciò a dire:
- Radi quivi, e quivi, e anche colà - ; e: - Vedine qui rimaso un micolino.
E mentre che così stava e al marito insegnava e ricordava, Giannello, il quale appieno non aveva quella mattina il suo disidero ancor fornito quando il marito venne, veggendo che come volea non potea, s'argomentò di fornirlo come potesse; e a lei accostatosi, che tutta chiusa teneva la bocca del doglio, e in quella guisa che negli ampi campi gli sfrenati cavalli e d'amor caldi le cavalle di Partia assaliscono, ad effetto recò il giovinil desiderio, il quale quasi in un medesimo punto ebbe perfezione e fu raso il doglio, ed egli scostatosi, e la Peronella tratto il capo del doglio, e il marito uscitone fuori.
Per che Peronella disse a Giannello:
- Te'questo lume, buono uomo, e guata se egli è netto a tuo modo.
Giannello, guardatovi dentro, disse che stava bene, e che egli era contento; e datigli sette gigliati, a casa sel fece portare.