Domenica 5 novembre c'era questo Vangelo a Messa:
Un dottore della legge si alzò per mettere [Gesù] alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». (Luca 10, 25-28)
Trattasi dei uno dei pezzi più importanti della Rivelazione: il Comandamento dell'Amore, col quale Gesù riassume tutta la Legge mosaica (i 10 comandamenti, più un'infinità di "non fare" e "devi fare"). Nell'amore verso Dio si riversano i primi tre comandamenti, in quello verso l'uomo gli altri sette. I due aspetti però non sono divisi, anzi: l'amore come fondamento della fede cristiana vede proprio in Cristo la massima esaltazione, quando per amore del Padre e per amore dell'uomo sceglie di farsi carico sulla croce di tutte le nostre miserie.
Ciò che ho spiegato è più o meno il contenuto standard dell'omelia di questa domenica. Mentre il prete parla, l'assemblea (sempre che non stia dormendo) ascolta assentendo silenziosa. Tutti comprendiamo l'importanza di queste parole messianiche così come sappiamo che la loro attuazione pratica è difficile ma gratificante. Lo dice il prete, lo dice la catechista, lo dice l'animatore e lo diciamo noi, credendoci.
Eppure alla fine - diciamocelo - sono solo belle parole. Stiamo ripetendo la lezioncina convinti che sia qualcosa in cui crediamo.
Sabato 11 novembre, dopo tanti tentennamenti, ho visto "Una tomba per le lucciole".
Durante tutta la visione di questo stupendo film, inorridita e commossa di fronte ai disperati tentativi di Seita per portare qualcosa alla sorella, mi sono chiesta: "cazzo, ma sul serio nessuno li ha aiutati?!"
Lo so, è solo un cartone, ma questo non è un buon motivo per sopprimere la profonda angoscia nel sapere che tutti quegli sforzi non troveranno lieto fine, o per allonanare la speranza che almeno una mano gentile compaia per loro.
E' solo un cartone, ma non per questo la morte di Seita e Setsuko è meno reale. Scorrono i fotogrammi e noi imputiamo a quel contadino, a quella parente, a quei paesani indifferenti un pezzetto del nostro dolore.
Eppure, alla fine del film, quando è il momento dei commenti, spontanea nasce la razionale spiegazione di quel comportamento: in quel periodo la fame c'era, e c'era per tutti; è comprensibile che quel contadino non volesse cedere il poco cibo che gli permetteva di vivere, e lui e la sua famiglia come vivevano?
Comprensibile... comprensibile...
Con quelle giustificazioni, noi stiamo solo giustificando noi stessi: scattano come piccole molle di vigliaccheria perchè sappiamo che noi non saremmo stati in grado di cedere il nostro - seppur poco - per gli altri.
Che belle le mie parole mentre parafrasavo il comandamento dell'amore al bambino affinchè prestasse le forbici al compagno. Parole vere e reali... come no! Le parole sono parole, non sono realtà. «Amerai il prossimo tuo come te stesso»... Belle parole, signor Cristo. «Fa' questo e vivrai»... Bene, se non ci sentiamo tutti un po' morti, è solo perchè siamo già dei fantasmi: indifferenti.
Alla fine del film ho sentito che quell'egoismo doloroso che imputavo al contadino (e che contemporaneamente giustificavo) era anche mio.
Ci crederete? Non c'ho dormito.
Ho sognato Seita e so che nel sogno (che non ricordo) cercavo di colmare in qualche maniera il mio senso di colpa. So che era così, perchè mi sono svegliata con l'ansia di non potercela fare, con la certezza che non ci fosse soluzione a questo schifo di essenza umana che ci ritroviamo.
Domenica mattina sono andata a Messa. Beh, non è un evento: per chi non lo sapesse seguo il coro dei bambini, andare a Messa è pressochè logico.
Pedalando era a questo che pensavo.
Eppure... non lo so: certe volte le risposte arrivano; oppure sono i dubbi che in qualche maniera ci assalgono quando nell'aria c'è già la risposta.
Questa è la prima lettura che mi sono trovata (dico "mi" perchè, cavolo, era lì proprio per me):
[Elia,] entrato nella porta della città, [vide] una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un pò d'acqua in un vaso perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. (Primo libro dei Re 17, 10-15)
E questo è il Vangelo:
Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». (Luca 21, 1-4)
Beh, forse il signor Cristo non ha lasciato solo parole, ma anche fatti.
La madre della prima lettura con un piccolo "aiuto dall'alto" ha visto realizzarsi in lei l'amore per il prossimo. La vedova ha fornito l'esempio del puro amore verso Dio. Anzi, del puro amore punto.
Pensandoci... è vero: forse quello schifo di essenza umana che ci ritroviamo condivide lo spazio dentro di noi con un bisogno reale di amare. C'è chi ci riesce. Ci vuole un coraggio così grande e così forte per dar luce a questo bisogno... Eppure c'è.
Beh, in questo noi cristiani siamo "facilitati"... noi dovremmo sapere che c'è un Dio che può darci la spinta iniziale per farcela (per la cronaca quel Dio c'è per tutti, eh). Ma al di là di questo, oltre all'"aiuto dall'alto", forse non facciamo tanto schifo.
Spero non mi capiti di dover provare, ma ora un po' mi sento di dire che in qualche modo avrei cercato di aiutarlo, Seita.
Ennò, non è un lieto fine: anche se so perfettamente che l'indignazione provata a causa dell'indifferenza e dell'egoismo dei personaggi di "Una tomba per le lucciole" è un piccolo segno di una mia capacità di amare, so anche che restano presenti, indifferenza e egoismo... comprendere appieno come questi comportamenti possano schifarmi (grazie al film) li rende odiosi e pensanti quando mi accorgo che sono io stessa a provarli. La consapevolezza brucia: credo sia la forza di questo film. Magari però nessuno l'ha capita così, come me... ognuno ha i suoi modi.