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Eccovi Mizar

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Mizar è una stella, che lo crediate o no!

Non sopporto

L'ottusità su tutto: l'ignoranza cui piace restare nel suo stato.
Che non si sappia scrivere: ehi, tu! fa' mente locale su quanti anni hai e domandati se non è ora di imparare a usare i tempi verbali!
Modificare i miei piani: sono l'emblema della metodicità.
Non capire: nel senso che ci metto una vita ad imparare come funziona qualsiasi cosa, chiedo spiegazioni sullo stesso procedimento un milione di volte prima di arrivarci.
L'approssimazione: certe volte è importante per sè e per gli altri avere tutto chiaro.



invece, adoro

Il mio orgoglio: mi ritengo fortunata ad amarmi; tanti non riescono a guardarsi allo specchio alla mattina...
Quello che studio: e anche questo non è da tutti!
I miei amici: pochi ma ben selezionati.
La tecnologia, altrimenti non sarei qui a distruggere questo povero template, per esempio!
Manga e Anime, una passione travolgente, una mania, una dipendenza.
L'animazione in parrocchia (credo che senza il "in parrocchia" non avrebbe molto senso... non faccio animazione da villaggi turistici, ma in oratorio ^^ )
La mia terra: no, niente di così speciale... ma mi sento parte del luogo in cui sono nata.

Assorbono il mio tempo,

in ordine di "grandezza":
Anime, Manga & Giappone (troppo, direi. Ma chissenefrega, mica voglio disintossicarmi)
Blog, forum e quant'altro (idem come sopra)
L'università (aaaahhhh! la specialistica! aaaaaaahhh! La tesi!)
L'animazione (in ogni sua variante concepibile... non potete immaginare...)
Il lavoro (...e chi l'avrebbe mai detto che io potessi lavorare?)
Vita sociale di varia natura (se non fosse che i primi 4 punti sono irrangiungibili, direi che sta scalando la classifica)

Lista dei manga

Serie concluse:

Hayao Miyazaki, Nausicaa della Valle del Vento (7 nr.)
Takehiko Inoue, Slam Dunk collection (31 nr.)
Ai Yazawa, Ultimi raggi di luna (6 nr.)
Shin Takahashi, Lei, l'arma finale (7 nr.)
Saki Hiwatari, Global garden (8 nr.)
Oh! Great, Himiko den (2 nr.)
Kyoichi Nanatsuki - Ryoji Minagawa, Arms (22 nr.)
Masasumi Kakizaki, Gene X (3 nr.)
Oh! Great, Majin Devil (2 nr.)
Q Hayashida, Maken X (3 nr.)
Shinichiro Takada, Cicatrice the Sirius (4 nr.)
Toshihiro Hirano - Narumi Kakiruchi, Vampire Princess Miyu (10 nr.)
Hiroyuki Asada, Generation Basket (19 nr.)
Takehiko Inoue, Buzzer Beater (4 nr.)
Wataro Yoshizumi, Sarà perché mi piaci (2 nr.)
Yasuhiro Nightow, Trigun (2 nr.)
Masakazu Katsura, Video Girl Ai (13 nr.)
Yasuko Kobayashi - Kazasa Sumita, Witchblade Takeru (2 nr.)
Tsukasa Hojo, Tra i raggi del sole (3 nr.)
Asuka Katsura, Le Portrait de Petit Cossette (2 nr.)
Manglobe - Masaru Gotsuno, Samurai Champloo (4 nr.)


Serie non concluse:

Oh! Great, Air Gear (12 nr.)
Tite Kubo, Bleach (25 nr.)
Tsutomu Nihei, Biomega (3 nr.)
Saki Okuse - Sankichi Meguro, Daydream (9 nr.)
Tsugumi Ohba - Takeshi Obata, Death Note (10 nr.)
Yoshiyuki Sadamoto - Gainax, Evangelion collection (9 nr.)
Hiromu Arakawa, Fullmetal Alchemist (17 nr.)
Leiji Matsumoto, Galaxy Express 999 (10 nr.)
Hiroya Oku, Gantz (18 nr.)
Kohta Hirano, Hellsing (5 nr.)
Bisco Hatori, Host club (10 nr.)
Oh! Great, Inferno e Paradiso (34 nr.)
Ai Yazawa, Nana Collection (13 nr.)
Takehiko Inoue, Real (6 nr.)
Takayuki Yamaguchi - Norio Nanjo, Shigurui (8 nr.)
Yasuhiro Nightow, Trigun Maximum (4 nr.)
Shin Takahashi, Un frammento di te (5 nr.)
Takehiko Inoue, Vagabond (39 nr.)
Matsuri Hino, Vampire Knight (4 nr.)
Iqura Sugimoto, Variante (1 nr.)
Masakazu Katsura, Zetman (8 nr.)

Masaomi Kanzaki, Hagane (interrotto dall'autore al nr. 12 ma di prossima continuazione... dicono)


Volumi unici:

Yua Kotegawa, Line - sul filo della tensione
Shoji Kawamori / Satelight - Masamune Takahashi, Aquarion - la leggenda del futuro
Miwa Shirow, Dogs

Altri fumetti orientali

Kim Yeon-Joo, Nabi - the prototype (vol. unico - Corea)
Song Yang, Wild Animal (1 nr. - Cina)

Illustration Books

Hayao Miyazaki, L'arte di Il castello errante di Howl
Takehiko Inoue, Slam Dunk illustration Book
domenica, 21 gennaio 2007

Enciclopedia dell'Amore, del dr. Fritz Kahn

Ovvero Insegnamenti sull'Amore e la felicità coniugale.
1960, edizioni Mediterranee, Roma.

Una bibbia. Il Verbo. Un best seller degli anni 60. Nessuna immagine, ma tanti piccoli paragrafi di una decina di righe (a volte di più, a volte di meno) che ti chiariscono il senso della vita.
Vi propongo il riassunto dell'indice (in quanto bibbia ha un indice piuttosto lungo), in futuro vi offrirò qualche perla di saggezza, ditemi se c'è qualcosa che vi ispira!

PARTE PRIMA - Il matrimonio
Capitolo I - Cosa è il matrimonio?
Capitolo II - Dai matrimoni patriarcali a quelli moderni

PARTE SECONDA - La differente conformazione fisica dell'uomo e della donna
Capitolo III - L'apparato sessuale maschile (6 pagg., con tanto di paragrafo "Lo sperma e la donna" O_O)
Capitolo IV - L'apparato sessuale femminile (9 pagg.)
Capitolo V - Le differenze fisiche tra l'uomo e la donna al di fuori degli organi genitali (3 paginette smilze -__-)

PARTE TERZA - La diversa conformazione psichica dell'uomo e della donna
Capitolo VI - La personalità
Capitolo VII - La psicologia dell'uomo (4 pagg.)
Capitolo VIII - La psicologia della donna (14 paggi.!)

PARTE QUARTA - Educazione al matrimonio
Capitolo IX - L'educazione del bambino
Capitolo X - Il futuro matrimonio e l'educazione del fanciullo
Capitolo XI - Il futuro matrimonio e l'educazione della fanciulla (paragrafo interessante: "I problemi delle ragazze brutte" O.o )

PARTE QUINTA - La scelta del coniuge (il migliore in assoluto, con tanto di sottocapitoli)
Capitolo XII - La vita sessuale delle persone non sposate
Capitolo XIII - L'età adatta al matrimonio
Capitolo XIV - La ricerca del coniuge adatto
    1. I punti di vista generali ("Il talenti per il matrimonio"? "La scelta del coniuge - elettronica"?!?)
    2. I punti di vista particolari
Capitolo XV - Come evitare un coniuge inadatto
    1. Il nevrotico
    2. Gli uomini che le donne non devono sposare (es. "L'uomo impotente" - con relativo paragrafo "Come riconoscere l'uomo impotente" o "L'omosessuale" e "Come riconoscere l'omosessuale")
    3. Uomini che le donne devono sposare con riserva (riserva?!)
    4. Le donne che gli uomini non devono sposare ("La donna pseudo-erotica narcisistica" che è?)
    5. Donne che gli uomini devono sposare con riserva (tipo "La donna sublime", certo)
Capitolo XVI - I matrimoni misti

PARTE SESTA - Dal fidanzamento al matrimonio
Capitolo XVII - Una chiara spiegazione prima del fidanzamento (con sottocapitoli)
Capitolo XVIII - Il matrimonio dal punto di vista giuridico
Capitolo XIX - Epoca del fidanzamento e fidanzamento

PARTE SETTIMA - Il matrimonio felice
Capitolo XX - Il matrimonio felice
    1. L'essenza del matrimonio felice (con esempi storici)
    2. Consigli per conseguire un matrimonio felice
    3. Consigli per l'uomo (2 pagg., con tanto di "Mantieni la podestà maritale")
    4. Consigli per la donna (10 pagg., con "Focolare domestico e governo della casa", oppure "Fiori", o "Servire": il dr. Kahn SA, eh)

PARTE OTTAVA - L'atto sessuale
Capitolo XXI - L'essenza della sessualità
Capitolo XXII - Il preludio dell'atto sessuale (con 7 sottocapitoli, compresi consigli sulla biancheria intima)
Capitolo XXIII - L'atto sessuale
    1. Le posizioni del coito (con tanto di "Critica alle varianti")
    2. La copula

PARTE NONA - La vita sessuale nel matrimonio
Capitolo XXIV - La prima notte e la luna di miele (con tanto di "Tecnica della deflorazione I" e "Tecnica della deflorazione II", in base al livello di abilità, intuisco...)
Capitolo XXV - L'igiene della vita sessuale (unico sottocapitolo: "Consigli per l'uomo"... non l'ho capita ma mi fido)
Capitolo XXVI - Il matrimonio dopo la quarantina (ricordo che siamo negli anni '60)

PARTE DECIMA - La fecondità (Capitoli da XXVII a XXX, comprende le spiegazioni di cause e trattamenti della sterilità)

PARTE UNDICESIMA - Disarmonie del matrimonio (Capitoli XXXI e XXXII; in evidenza i sottocapitoli "La disarmonia sessuale provocata dal marito", con trattate impotenza ed eiaculazione precoce e "La disarmonia sessuale provocata dalla moglie (frigidità)", un po' monotematico)

PARTE DODICESIMA - Misure contro il matrimonio infelice
Capitolo XXXIII - Le misure negative: il divorzio
Capitolo XXXIV - Le misure positive
domenica, 19 novembre 2006

Paralleli

Domenica 5 novembre c'era questo Vangelo a Messa:
Un dottore della legge si alzò per mettere [Gesù] alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». (Luca 10, 25-28)
Trattasi dei uno dei pezzi più importanti della Rivelazione: il Comandamento dell'Amore, col quale Gesù riassume tutta la Legge mosaica (i 10 comandamenti, più un'infinità di "non fare" e "devi fare"). Nell'amore verso Dio si riversano i primi tre comandamenti, in quello verso l'uomo gli altri sette. I due aspetti però non sono divisi, anzi: l'amore come fondamento della fede cristiana vede proprio in Cristo la massima esaltazione, quando per amore del Padre e per amore dell'uomo sceglie di farsi carico sulla croce di tutte le nostre miserie.

Ciò che ho spiegato è più o meno il contenuto standard dell'omelia di questa domenica. Mentre il prete parla, l'assemblea (sempre che non stia dormendo) ascolta assentendo silenziosa. Tutti comprendiamo l'importanza di queste parole messianiche così come sappiamo che la loro attuazione pratica è difficile ma gratificante. Lo dice il prete, lo dice la catechista, lo dice l'animatore e lo diciamo noi, credendoci.
Eppure alla fine - diciamocelo - sono solo belle parole. Stiamo ripetendo la lezioncina convinti che sia qualcosa in cui crediamo.


Sabato 11 novembre, dopo tanti tentennamenti, ho visto "Una tomba per le lucciole".
Durante tutta la visione di questo stupendo film, inorridita e commossa di fronte ai disperati tentativi di Seita per portare qualcosa alla sorella, mi sono chiesta: "cazzo, ma sul serio nessuno li ha aiutati?!"
Lo so, è solo un cartone, ma questo non è un buon motivo per sopprimere la profonda angoscia nel sapere che tutti quegli sforzi non troveranno lieto fine, o per allonanare la speranza che almeno una mano gentile compaia per loro.
E' solo un cartone, ma non per questo la morte di Seita e Setsuko è meno reale. Scorrono i fotogrammi e noi imputiamo a quel contadino, a quella parente, a quei paesani indifferenti un pezzetto del nostro dolore.
Eppure, alla fine del film, quando è il momento dei commenti, spontanea nasce la razionale spiegazione di quel comportamento: in quel periodo la fame c'era, e c'era per tutti; è comprensibile che quel contadino non volesse cedere il poco cibo che gli permetteva di vivere, e lui e la sua famiglia come vivevano?
Comprensibile... comprensibile...
Con quelle giustificazioni, noi stiamo solo giustificando noi stessi: scattano come piccole molle di vigliaccheria perchè sappiamo che noi non saremmo stati in grado di cedere il nostro - seppur poco - per gli altri.

Che belle le mie parole mentre parafrasavo il comandamento dell'amore al bambino affinchè prestasse le forbici al compagno. Parole vere e reali... come no! Le parole sono parole, non sono realtà. «Amerai il prossimo tuo come te stesso»... Belle parole, signor Cristo. «Fa' questo e vivrai»... Bene, se non ci sentiamo tutti un po' morti, è solo perchè siamo già dei fantasmi: indifferenti.
Alla fine del film ho sentito che quell'egoismo doloroso che imputavo al contadino (e che contemporaneamente giustificavo) era anche mio.
Ci crederete? Non c'ho dormito.
Ho sognato Seita e so che nel sogno (che non ricordo) cercavo di colmare in qualche maniera il mio senso di colpa. So che era così, perchè mi sono svegliata con l'ansia di non potercela fare, con la certezza che non ci fosse soluzione a questo schifo di essenza umana che ci ritroviamo.


Domenica mattina sono andata a Messa. Beh, non è un evento: per chi non lo sapesse seguo il coro dei bambini, andare a Messa è pressochè logico.
Pedalando era a questo che pensavo.
Eppure... non lo so: certe volte le risposte arrivano; oppure sono i dubbi che in qualche maniera ci assalgono quando nell'aria c'è già la risposta.
Questa è la prima lettura che mi sono trovata (dico "mi" perchè, cavolo, era lì proprio per me):
[Elia,] entrato nella porta della città, [vide] una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un pò d'acqua in un vaso perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. (Primo libro dei Re 17, 10-15)
E questo è il Vangelo:
Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». (Luca 21, 1-4)

Beh, forse il signor Cristo non ha lasciato solo parole, ma anche fatti.
La madre della prima lettura con un piccolo "aiuto dall'alto" ha visto realizzarsi in lei l'amore per il prossimo. La vedova ha fornito l'esempio del puro amore verso Dio. Anzi, del puro amore punto.
Pensandoci... è vero: forse quello schifo di essenza umana che ci ritroviamo condivide lo spazio dentro di noi con un bisogno reale di amare. C'è chi ci riesce. Ci vuole un coraggio così grande e così forte per dar luce a questo bisogno... Eppure c'è.
Beh, in questo noi cristiani siamo "facilitati"... noi dovremmo sapere che c'è un Dio che può darci la spinta iniziale per farcela (per la cronaca quel Dio c'è per tutti, eh). Ma al di là di questo, oltre all'"aiuto dall'alto", forse non facciamo tanto schifo.
Spero non mi capiti di dover provare, ma ora un po' mi sento di dire che in qualche modo avrei cercato di aiutarlo, Seita.

Ennò, non è un lieto fine: anche se so perfettamente che l'indignazione provata a causa dell'indifferenza e dell'egoismo dei personaggi di "Una tomba per le lucciole" è un piccolo segno di una mia capacità di amare, so anche che restano presenti, indifferenza e egoismo... comprendere appieno come questi comportamenti possano schifarmi (grazie al film) li rende odiosi e pensanti quando mi accorgo che sono io stessa a provarli. La consapevolezza brucia: credo sia la forza di questo film. Magari però nessuno l'ha capita così, come me... ognuno ha i suoi modi.
martedì, 16 maggio 2006

Fiaba

Fate uno sforzo, rileggetela fino in fondo.

I vestiti nuovi dell'Imperatore
di Hans Christian Andersen

Molti anni fa viveva un imperatore, il quale amava tanto possedere abiti nuovi e belli, che spendeva tutti i suoi soldi per abbigliarsi con la massima eleganza. Non si curava dei suoi soldati, non si curava di sentir le commedie o di far passeggiate nel bosco, se non per sfoggiare i suoi vestiti nuovi: aveva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: - E' in Consiglio! - di lui si diceva sempre:
- E' nello spogliatoio -
Nella grande città, dove egli abitava, ci si divertiva molto. ogni giorno arrivavano stranieri, e una volta vennero due impostori; si spacciarono per tessitori e dissero che sapevano tessere la stoffa più straordinaria che si poteva immaginare. Non solo i disegni e i colori erano di singolare bellezza, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili a quegli uomini che non erano all'altezza della loro carica o che erano imperdonabilmente stupidi.
- Sarebbero davvero vesti meravigliose! - pensò l'imperatore - Con quelli indosso, io potrei scoprire quali uomini nel mio regno non sono degni della carica che hanno; potrei distinguere gli intelligenti dagli stupidi. Ah! si! mi si deve tessere subito questa stoffa! -
E diede molti soldi in mano ai due impostori perchè incomiciassero a lavorare.
Essi montarono due telai, fecero finta di lavorare, ma non avevano assolutamente niente sul telaio. Chiesero senza complimenti la seta più bella e l'oro piu brillante, li ficcarono nella loro borsa e lavorarono con i telai vuoti, senza smettere mai, fino a tarda notte.
- Adesso mi piacerebbe sapere a che punto è la stoffa! - pensò l'imperatore; ma in verità si sentiva un po' agitato all'idea che una persona stupida, o non degna della carica che occupava, non avrebbe potuto vederla. Egli, naturalmente, non pensava di dover temere per sè; tuttavia preferì mandare un altro, prima, a vedere come andava la faccenda.
Tutti gli abitanti della città sapevano dello straordinario potere della stoffa, e ognuno era desideroso di conoscere quanto incapace o stupido fosse il proprio vicino di casa.
- Manderò dai tessitori il mio vecchio, bravo ministro! - pensò l'imperatore. - Egli può vedere meglio degli altri che figura fa quella stoffa, perchè è intelligente e non c'è un altro che sia come lui all'altezza del proprio compito! -
Così quel vecchio buon ministro andò nella sala dove i due tessitori lavoravano sui telai vuoti: - Dio mio! - pensò spalancando gli occhi - non vedo proprio niente! - Ma non lo disse forte.
I due tessitori lo pregarono di avvicinarsi, per favore, e gli domandarono se il disegno e i colori erano belli; e intanto indicavano il telaio vuoto. Il povero vecchio continuò a spalancare gli occhi, ma non riuscì a vedere niente perchè non c'era niente.
- Povero me! - pensò. - Sono dunque stupido? Non l'avrei mai creduto! Ma ora nessuno deve saperlo! O non sono adatto per questa carica? No, non posso andare a raccontare che non riesco a vedere la stoffa! -
- E allora, non dice niente? - chiese uno dei tessitori.
- Oh! incantevoli, bellissimi! - esclamò il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. - Che splendidi disegni, che splendidi colori! Sì, sì ! dirò all'imperatore che mi piacciono in un modo straordinario! -
- Ah! ne siamo davvero contenti! - dissero i due tessitori, e presero a enumerare i colori e a spiegare la bizzarria del disegno. Il vecchio ministro stette bene a sentire per ripetere le stesse cose, quando fosse tornato dall'imperatore; e così fece.
Allora i due impostori chiesero altri soldi, e ancora seta e oro; l'oro occorreva per la tessitura. Si ficcarono tutto in tasca, e sul telaio non ci arrivò neanche un filo. Tuttavia essi seguitarono, come prima, a tessere sul telaio vuoto.
Dopo un po' di tempo l'imperatore mandò un altro valente funzionario, a vedere come procedeva la tessitura, e a chiedere se la stoffa era finita. Gli successe proprio come al ministro; guardò, guardò; ma siccome non c'era niente all'infuori dei telai nudi, non potè vedere niente.
- Non è forse una bella stoffa? - dissero i due impostori; e gli mostravano e gli spiegavano il bellissimo disegno che non c'era per niente.
- Stupido che sono! - pensò l'uomo. - Dunque, vorrà dire che non sono degno della mia alta carica? Sarebbe molto strano! Ma non bisogna farsi scoprire ! - E così prese a lodare il tessuto che non vedeva, e parlò del piacere che gli davano quei bei colori e quei graziosi disegni.
- Sì, è proprio la stoffa piu bella del mondo! - disse all'imperatore.
Tutti i cittadini discorrevano di quella stoffa magnifica. Allora l'imperatore stesso volle andare a vederla mentre era ancora sul telaio. Con uno stuolo di uomini scelti, tra i quali anche quei due bravi funzionari che già c'erano stati, egli si recò dai due astuti imbroglioni che stavano tessendo con gran lena, ma senza un'ombra di filo.
- Eh!? non è "magnifique"? - dissero i due bravi funzionanari. - Guardi, Sua Maestà, che disegni, che colori! - E indicavano il telaio vuoto, perchè erano sicuri che gli altri la vedevano, la stoffa.
- Che mi succede? - pensò l'imperatore. - Non vedo nulla! Terribile, davvero! Sono stupido? O non sono degno di essere imperatore? Questa è la cosa piu spaventosa che mi poteva capitare! -
- Oh! bellissimo! - disse. - Vi concedo la mia suprema approvazione! - E annuiva soddisfatto, contemplando il telaio vuoto; non poteva mica dirlo, che non vedeva niente! Tutti quelli che s'era portato dietro, guardavano, guardavano, ma, per quanto guardassero, il risultato era uguale; eppure dissero, come l'imperatore:
- Oh! bellissimo! - E gli suggerirono di farsi fare, con quella stoffa meravigliosa, un vestito nuovo da indossare al grande corteo che era imminente.
- Magnifique! Carina, excellent! - dicevano l'un l'altro; e sembravano tutti profondamente felici, dicendo queste cose.
L'imperatore diede ai due impostori la Croce di Cavaliere da appendere all'occhiello e il titolo di Nobili Tessitori.
Per tutta la notte, prima del giorno in cui doveva aver luogo il corteo, gli imbroglioni restarono alzati con piu di sedici candele accese; tutti potevano vedere quanto avevano da fare per ultimare i vestiti nuovi dell'imperatore. Finsero di staccare la stoffa dal telaio, con grandi forbici tagliarono l'aria, cucirono con ago senza filo e dissero infine:
- Ecco, i vestiti sono pronti ! - Giunse, allora, l'imperatore in persona, con i suoi più illustri cavalieri: e i due imbroglioni tenevano il braccio alzato come reggendo qualcosa e dicevano:
- Ecco i calzoni, ecco la giubba, ecco il mantello! - e così via di seguito.
- E' una stoffa leggera come una tela di ragno! Si potrebbe quasi credere di non avere niente indosso, ma è appunto questo, il suo pregio ! -
- Si! - dissero tutti i cavalieri, ma non vedevano niente, perchè non c'era niente.
- E adesso, vuole la Sua Imperiale Maestà graziosamente consentire a spogliarsi? - dissero i due imbroglioni.
- Così noi Le potremo mettere questi vestiti nuovi proprio qui, dinanzi alla specchiera! -
L'imperatore si spogliò e i due imbroglioni fingevano di porgergli, pezzo per pezzo, gli abiti nuovi, che, secondo loro, andavano terminando di cucire; lo presero per la vita, come per legargli qualcosa stretto stretto: era lo strascico e l'imperatore si girava e si rigirava davanti allo specchio.
- Dio, come sta bene! Come donano al suo personale questi vestiti! - dicevano tutti.
- Che disegno! Che colori! E' un costume prezioso ! -
- Qui fuori sono arrivati quelli col baldacchino che sarà tenuto aperto sulla testa di Sua Maestà durantc il corteo! - disse il Gran Maestro del Cerimoniale.
- Si, eccomi pronto! - rispose l'imperatore. - Non è vero che sto proprio bene? - E si rigirò un'altra volta davanti allo specchio fingendo di contemplare la sua tenuta di gala.
I ciambellani che dovevano reggere lo strascico, finsero di raccoglierlo tastando per terra; e si mossero stringendo l'aria: non potevano mica far vedere che non vedevano niente!
E così l'imperatore aprì il corteo sotto il sontuoso baldacchino e la gente per le strade e alle finestre diceva:
- Dio! Sono di una bellezza incomparabile, i vestiti nuovi dell'imperatore! Che splendida coda dietro la giubba! Ma come gli stanno bene! -
Nessuno voleva mostrare che non vedeva niente, perchè se no significava che non era degno della carica che occupava, oppure che era molto stupido. Nessuno dei tanti costumi dell'imperatore aveva avuto tanta fortuna.
- Ma se non ha niente indosso ! - gridò un bambino.
- Signore Iddio! La voce dell'innocenza! - disse il padre; e ognuno sussurrava all'altro quello che aveva detto il bambino.
- Non ha niente indosso! C'è un bambino che dice che non ha niente indosso! -
- Non ha proprio niente indosso! - urlò infine tutta la gente.
E l'imperatore si sentì rabbrividire perchè era sicuro che avevano ragione; ma pensò: "Ormai devo guidare questo corteo fino alla fine!" E si drizzò ancor piu fiero e i ciambellani camminarono reggendo la coda che non c'era per niente.


Pat scrive:
psicopatica
Mizar scrive:
io mi riterrei normale anche tra 6 miliardi di psicopatici
lunedì, 20 marzo 2006

Lungo la corda del pozzo
si è avvolto un convolvolo:
andrò a chiedere l'acqua alla vicina.

Kikaku Takarai
mercoledì, 04 gennaio 2006

Ah, le donne...

In preda a crisi mistiche da studio, ho pensato di creare una nuova categoria in cui raccogliere i frutti di cotanto impegno... perchè alla fine la letteratura italiana può essere divertente, soprattutto se ci si concentra su certi autori... come il vulcanico Boccaccio!
Ecco quindi comparire come primo post della categoria una (la VII, 2) tra le novelle del Decameron più curiose è irriverenti. Due parole sul testo e i contenuti: non è facile leggere l'italiano del '300, ma la novella uno sforzo lo merita, anche solo perchè viene raccontata nella giornata di reggenza di Dioneo (il pagliaccio ufficiale in quella comitiva che si rifugia in campagna a causa della peste) che ha l'ardire di proporre come tema dei racconti gli intrighi che le donne sanno mettere in atto per difendere gli amanti... ^^
Non me ne voglia il sig. Boccaccio, ma sarò costretta a tagliuzzare la sua novella... era piuttosto prolisso l'uomo ;)
Racconta Filostrato:

[...]Egli non è ancora guari che in Napoli un povero uomo prese per moglie una bella e vaga giovinetta chiamata Peronella, ed esso con l'arte sua, che era muratore, ed ella filando, guadagnando assai sottilmente, la lor vita reggevano come potevano il meglio.
Avvenne che un giovane de' leggiadri, veggendo un giorno questa Peronella e piacendogli molto, s'innamorò di lei, e tanto in un modo e in uno altro la sollicitò, che con esso lei si dimesticò. E a potere essere insieme presero tra sé questo ordine: che, con ciò fosse cosa che il marito di lei si levasse ogni mattina per tempo per andare a lavorare o a trovar lavorio, che il giovane fosse in parte che uscir lo vedesse fuori; ed essendo la contrada, che Avorio si chiama, molto solitaria, dove stava, uscito lui, egli in casa di lei se n'entrasse; e così molte volte fecero.
Ma pur tra l'altre avvenne una mattina che, essendo il buono uomo fuori uscito, e Giannello Scrignario, ché così aveva nome il giovane, entratogli in casa e standosi con Peronella, dopo alquanto, dove in tutto il dì tornar non soleva, a casa se ne tornò, e trovato l'uscio serrato dentro, picchiò, e dopo il picchiare cominciò seco a dire:
- O Iddio, lodato sia tu sempre; ché, benché tu m'abbi fatto povero, almeno m'hai tu consolato di buona e onesta giovane di moglie. Vedi come ella tosto serrò l'uscio dentro, come io ci uscii, acciò che alcuna persona entrar non ci potesse che noia le desse .
Peronella, sentito il marito, ché al modo del picchiare il conobbe, disse:
- Ohimè, Giannel mio, io son morta, ché ecco il marito mio, che tristo il faccia Iddio, che ci tornò, e non so che questo si voglia dire, ché egli non ci tornò mai più a questa otta; forse che ti vide egli quando tu c'entrasti. Ma, per l'amore di Dio, come che il fatto sia, entra in cotesto doglio (botte, n.d.Miz) che tu vedi costì, e io gli andrò ad aprire, e veggiamo quello che questo vuol dire di tornare stamane così tosto a casa.
Giannello prestamente entrò nel doglio, e Peronella andata all'uscio aprì al marito, e con un malviso disse:
- Ora questa che novella è, che tu così tosto torni a casa stamane? Per quello che mi paia vedere, tu non vuogli oggi far nulla, ché io ti veggio tornare co' ferri tuoi in mano; e, se tu fai così, di che viverem noi? Onde avrem noi del pane? Credi tu che io sofferi che tu m'impegni la gonnelluccia e gli altri miei pannicelli? che non fo il dì e la notte altro che filare, tanto che la carne mi s'è spiccata dall'unghia, per potere almeno aver tanto olio che n'arda la nostra lucerna. Marito, marito, egli non ci ha vicina che non se ne maravigli e che non facci beffe di me di tanta fatica quanta è quella che io duro; e tu mi torni a casa con le mani spenzolate, quando tu dovresti esser a lavorare.
E così detto, incominciò a piagnere [...].
Disse il marito:
- Deh donna, non ti dar malinconia, per Dio; tu dei credere che io conosco chi tu se', e pure stamane me ne sono in parte avveduto. Egli è il vero ch'io andai per lavorare, ma egli mostra che tu nol sappi, come io medesimo nol sapeva: egli è oggi la festa di santo Galeone, e non si lavora, e per ciò mi sono tornato a questa ora a casa; ma io ho nondimeno proveduto e trovato modo che noi avremo del pane per più d'un mese, ché io ho venduto a costui che tu vedi qui con meco il doglio, il quale tu sai che, già è cotanto, ha tenuta la casa impacciata, e dammene cinque gigliati.
Disse allora Peronella:
- E tutto questo è del dolor mio: tu che se' uomo e vai attorno, e dovresti sapere delle cose del mondo, hai venduto un doglio cinque gigliati, il quale io feminella che non fu' mai appena fuor dell'uscio, veggendo lo 'mpaccio che in casa ci dava, l'ho venduto sette ad un buono uomo, il quale, come tu qui tornasti, v'entrò dentro per vedere se saldo era.
Quando il marito udì questo, fu più che contento, e disse a colui che venuto era per esso:
- Buon uomo, vatti con Dio; ché tu odi che mia mogliere l'ha venduto sette, dove tu non me ne davi altro che cinque.
Il buono uomo disse:
- In buona ora sia - ; e andossene.
E Peronella disse al marito:
- Vien su tu, poscia che tu ci se', e vedi con lui insieme i fatti nostri.
Giannello, il quale stava con gli orecchi levati per vedere se di nulla gli bisognasse temere o provvedersi, udite le parole di Peronella, prestamente si gittò fuor del doglio, e quasi niente sentito avesse della tornata del marito, cominciò a dire:
- Dove se', buona donna?
Al quale il marito, che già veniva, disse:
- Eccomi, che domandi tu?
Disse Giannello:
- Qual se' tu? Io vorrei la donna con la quale io feci il mercato di questo doglio.
Disse il buono uomo:
- Fate sicuramente meco, ché io son suo marito.
Disse allora Giannello:
- Il doglio mi par ben saldo, ma egli mi pare che voi ci abbiate tenuta entro feccia, ché egli è tutto impiastricciato di non so che cosa sì secca, che io non ne posso levar con l'unghie, e però nol torrei se io nol vedessi prima netto.
Disse allora Peronella:
- No, per quello non rimarrà il mercato; mio marito il netterà tutto.
E il marito disse:
- Sì bene - ; e posti giù i ferri suoi, e ispogliatosi in camicione, si fece accendere un lume e dare una radimadia, e fuvvi entrato dentro e cominciò a radere. E Peronella, quasi veder volesse ciò che facesse, messo il capo per la bocca del doglio, che molto grande non era, e oltre a questo l'un de'bracci con tutta la spalla, cominciò a dire:
- Radi quivi, e quivi, e anche colà - ; e: - Vedine qui rimaso un micolino.
E mentre che così stava e al marito insegnava e ricordava, Giannello, il quale appieno non aveva quella mattina il suo disidero ancor fornito quando il marito venne, veggendo che come volea non potea, s'argomentò di fornirlo come potesse; e a lei accostatosi, che tutta chiusa teneva la bocca del doglio, e in quella guisa che negli ampi campi gli sfrenati cavalli e d'amor caldi le cavalle di Partia assaliscono, ad effetto recò il giovinil desiderio, il quale quasi in un medesimo punto ebbe perfezione e fu raso il doglio, ed egli scostatosi, e la Peronella tratto il capo del doglio, e il marito uscitone fuori.
Per che Peronella disse a Giannello:
- Te'questo lume, buono uomo, e guata se egli è netto a tuo modo.
Giannello, guardatovi dentro, disse che stava bene, e che egli era contento; e datigli sette gigliati, a casa sel fece portare.